Parole e Pratiche
La Medicina Narrativa ha costruito un impianto epistemologico articolato e pratiche distintive che orientano il processo di cura verso la persona.
In questa sezione, riprendendo il sottotitolo del Dizionario di Medicina Narrativa, esploreremo insieme i concetti fondamentali e le pratiche narrative che ne sostengono l’efficacia terapeutica.
Massimiliano Marinelli Centro Studi SIMeN
Identità Narrativa
(Paul Ricoeur)
Premessa
In medicina narrativa, quando si parla di identità personale, è quasi automatico riferirsi all’identità narrativa. Tuttavia, non sempre si coglie pienamente il significato profondo di questo concetto, e ciò per diverse buone ragioni. Paul Ricoeur, filosofo di riferimento fondamentale per l’approccio ermeneutico fenomenologico della medicina narrativa, ha sviluppato l’idea di identità narrativa attraverso un percorso filosofico complesso.
Innanzitutto, Ricoeur non ha nella sintesi e nella chiarezza espositiva i suoi punti di forza principali, rendendo le sue opere impegnative da affrontare. Inoltre, l’idea stessa di identità narrativa germoglia alla fine del lungo percorso di “Tempo e Racconto” e si sviluppa pienamente cinque anni più tardi nel libro “Sé come un altro”, occupando due interi studi, il V° e il VI°.
L’onestà intellettuale che contraddistingue Ricoeur lo conduce a dialogare costantemente sia con i filosofi classici sia con i suoi contemporanei. Così, nella concezione dell’identità narrativa, entrano in gioco pensatori come Aristotele, Kant, Locke, Hume, fino a Derek Parfit, arricchendo ma anche rendendo più complessa l’interpretazione..
Per rendere il percorso di comprensione concettuale il più semplice possibile, abbiamo scelto di introdurre il concetto di identità narrativa sotto forma di domande e risposte, come in una sorta di FAQ, rendendolo più accessibile e fruibile. Al fine di facilitare la lettura, abbiamo deciso di non citare i numerosi riferimenti bibliografici presenti nel testo; è sufficiente indicare che l’articolo riprende integralmente i tre testi di Ricoeur segnalati nella bibliografia di approfondimento. Tra gli aspetti positivi di questa suddivisione vi è la possibilità per il lettore di utilizzare un indice di navigazione per leggere le domande che ritiene più interessanti, concentrandosi sugli argomenti di maggiore rilevanza personale e rendendo la lettura più efficiente e coinvolgente.
Che cos’è l’identità narrativa secondo Paul Ricoeur e perché è così rilevante?
L’identità narrativa, secondo Paul Ricoeur, è un modo di intendere l’identità personale basato sulla funzione mediatrice del racconto. Essa collega la dimensione biologica e psicologica del soggetto, la memoria e l’esperienza vissuta, l’identità definita dal patrimonio genetico e la persona con i suoi valori, motivazioni e interessi. La narrazione è fondamentale per la formazione della persona e della personalità, intese come il risultato di un’evoluzione culturale, psicologica ed esistenziale.
In che modo per Ricoeur, la teoria narrativa contribuisce alla costruzione del tempo umano e alla costituzione del sé?
La teoria narrativa contribuisce sia alla costruzione del tempo umano, come espresso in “Tempo e Racconto”, sia alla costituzione del sé attraverso l’identità narrativa, che Ricoeur annuncia alla fine di “Tempo e Racconto” e sviluppa in “Sé come un altro”. La letteratura si presenta come un vasto laboratorio per esperienze di pensiero, in cui le risorse di varianza dell’identità narrativa vengono messe alla prova del racconto. Questo processo permette di dare forma all’esperienza umana del tempo e di costruire un senso coerente di sé.
Come si articola la triplice mimesis nella teoria narrativa di Ricoeur?
Ricoeur riprende il concetto di mimesis praxeos da Aristotele, sottolineando come la narrazione non sia solo una rappresentazione dell’azione, ma un’imitazione dinamica che dà forma all’esperienza.
- Mimesis I – Precomprensione: È la precomprensione del mondo dell’azione, basata sulla capacità di riconoscere azioni, simboli e strutture temporali.
- Mimesis II – Configurazione: In questa fase, l’esperienza vissuta viene trasformata in racconto attraverso l’intreccio di eventi, personaggi, motivazioni e risultati. La narrazione crea ordine e significato nell’eterogeneità dell’esperienza, permettendo di cogliere l’unità e la coerenza della propria storia.
- Mimesis III – Rifigurazione o Riconfigurazione: Coinvolge il lettore o l’ascoltatore, che rielabora la narrazione configurata dall’autore, interpretandola e integrandola nella propria esperienza. La lettura diventa un atto creativo, in cui il lettore attribuisce nuovi significati al testo e lo utilizza per ridefinire la propria visione del mondo e di sé stesso.
Qual è la differenza tra identità idem e identità ipse, e come si relazionano tra loro?
L’identità idem si riferisce alla medesimezza, alla continuità nel tempo di caratteristiche fisiche e biologiche. È l’identità misurabile e quantificabile, come l’impronta digitale o il DNA. Rappresenta ciò che rimane invariato in un individuo nel corso del tempo.
L’identità ipse, invece, riguarda il sé stesso, l’identità mutevole e imprevedibile che si costruisce attraverso le esperienze, le scelte e le relazioni. Si riferisce alla dimensione narrativa, all’auto-interpretazione del soggetto. L’ipseità del sé implica una forma di persistenza nel tempo non riducibile alla categoria della sostanza, che si esprime nella promessa di mantenere la parola data.
Mentre l’identità idem pone l’accento sulla continuità e la permanenza, l’identità ipse evidenzia la capacità del soggetto di rinnovarsi e di mantenere la propria autenticità nonostante i cambiamenti.
In che modo il carattere e la parola mantenuta contribuiscono alla costituzione del sé?
Ricoeur propone due modelli di permanenza nel tempo del sé: il carattere e la parola mantenuta.
- Il Carattere rappresenta le note distintive che consentono di reidentificare un individuo come il medesimo. Attraverso le note descrittive, esso cumula l’identità numerica e qualitativa, la continuità ininterrotta e la permanenza nel tempo, designando la medesimezza della persona. Il carattere tende a far coincidere idem e ipse, poiché attraverso le abitudini acquisite si stabiliscono e si interiorizzano preferenze, apprezzamenti e valutazioni.
- La Parola Mantenuta rivela l’ipseità del sé attraverso la fedeltà alla parola data. In questo caso, l’identità non si basa su caratteristiche statiche, ma sulla capacità di mantenere promesse e impegni nel tempo. La parola mantenuta dice un mantenersi che non si lascia inscrivere come il carattere nella dimensione di una sostanza o di un “che cosa”, ma unicamente nella dimensione del “chi”. Il mantenimento della promessa è una sfida al tempo, un diniego al cambiamento: anche se i desideri o le opinioni cambiano, si mantiene la parola data. Qui, ipseità e medesimezza cessano di coincidere.
Cosa significa in una composizione narrativa la “concordanza discordante” e qual è il ruolo dell’identità narrativa?
Nella composizione narrativa, l’identità di un personaggio si configura attraverso la costruzione dell’intreccio, che è composto sia da elementi concordanti (l’identità stabile del personaggio) sia da elementi discordanti (incidenti, rovesci della fortuna, eventi imprevedibili) che possono minacciare la sua identità stessa. Ricoeur definisce questa “concordanza discordante” come la “sintesi dell’eterogeneo”, una caratteristica intrinseca di ogni narrazione. Questa sintesi sviluppa un concetto di identità del tutto originale, conciliando categorie apparentemente opposte come identità e diversità.
Secondo la linea della concordanza, il personaggio trae la propria singolarità dall’unità della sua vita, considerata come una totalità temporale che lo distingue da ogni altro. Secondo la linea della discordanza, questa totalità è costantemente minacciata dagli effetti di rottura provocati da eventi imprevedibili. Il racconto costruisce così l’identità del personaggio—la sua identità narrativa—attraverso la costruzione stessa della storia narrata.
L’identità narrativa del personaggio esercita una funzione mediatrice tra i poli della medesimezza (idem) e dell’ipseità (ipse), attestata essenzialmente dalle variazioni immaginative a cui il racconto sottopone questa identità. In questo modo, l’identità narrativa oscilla tra medesimezza e ipseità, riflettendo la dinamica tra ciò che permane e ciò che cambia nel personaggio.
Qual è il ruolo della narrazione nella comprensione e nell’interpretazione del sé?
La narrazione è una mediazione privilegiata per l’interpretazione di sé. Le storie che le persone raccontano su di sé rendono le loro vite più intelligibili. Attraverso l’autobiografia, ad esempio, si intrecciano storia e finzione, trasformando il racconto di una vita in una storia di finzione o in una finzione storica. Questo processo permette al soggetto di comprendere e dare senso alla propria esperienza, integrando eventi passati e presenti in una trama coerente.
Come si collega l’identità narrativa al concetto di riconoscimento reciproco?
Il riconoscimento reciproco è fondamentale per l’affermazione dell’identità autentica. Il soggetto, in quanto agente e sofferente, cerca il riconoscimento di ciò che è in verità. Questo percorso richiede l’aiuto degli altri e si realizza pienamente nel mutuo riconoscimento, dove ogni partner diventa un “essere-riconosciuto”. Attraverso il dialogo e l’interazione, gli individui confermano e arricchiscono la propria identità narrativa.
Qual è l’importanza del racconto nella relazione di cura tra medico e paziente?
Nella relazione di cura, il racconto assume un ruolo cruciale. Il paziente, nel narrare la propria esperienza di malattia, non solo fornisce informazioni utili per la diagnosi e la terapia, ma esprime la propria prospettiva, le proprie paure, aspettative e speranze. Il medico, a sua volta, non si limita a spiegare la malattia in termini tecnici, ma si impegna a comprendere la storia del paziente, a inserirla in una trama dotata di senso e ad aiutarlo a riconfigurare la propria identità in una nuova situazione di vita. Questo approccio favorisce una relazione di cura più empatica e centrata sulla persona.
In che modo l’identità narrativa è rilevante nella pratica medica e nella Medicina Narrativa?
Il concetto di identità narrativa è fondamentale per comprendere come la Medicina Narrativa possa contribuire a una relazione di cura centrata sulla persona. L’identità non è vista come qualcosa di statico e immutabile, ma come un processo dinamico in cui la narrazione svolge un ruolo chiave. Il medico, abituato a considerare l’identità personale in termini di invariabilità genetica (idem), deve confrontarsi con la dimensione del sé (ipse) del paziente, un sé in continua evoluzione, plasmato dalle esperienze di vita e dalla malattia stessa.
La malattia mette alla prova l’identità del soggetto e lo spinge a interrogarsi su se stesso. La relazione di cura diventa un luogo di incontro tra due sé che, attraverso il dialogo e la narrazione, possono contribuire a rispondere alla domanda “chi sono io?”. La narrazione permette al paziente di dare un senso alla propria esperienza di malattia e al medico di comprendere la sua prospettiva, superando la semplice analisi dei sintomi.
Nella vita del paziente, infatti, la malattia rappresenta spesso un elemento di discordanza—un evento imprevedibile che interrompe la continuità dell’esistenza e minaccia l’identità personale. Questa situazione riflette ciò che Ricoeur definisce “concordanza discordante”, ovvero la sintesi tra gli elementi stabili dell’identità (concordanza) e le discontinuità causate da eventi inattesi (discordanza).
La narrazione permette al paziente di integrare questi eventi discordanti nella propria storia personale, mediando tra stabilità e cambiamento nell’identità. Attraverso il racconto della propria esperienza di malattia, il paziente rielabora gli eventi traumatici, riconfigurando la propria identità narrativa. Questo processo consente di conciliare le categorie apparentemente opposte di identità e diversità, medesimezza (idem) e ipseità (ipse).
Il medico, ascoltando e comprendendo la narrazione del paziente, può supportarlo nel dare senso alla propria esperienza, aiutandolo a ricostruire un senso di sé che tenga conto sia della continuità sia delle trasformazioni indotte dalla malattia. In questo modo, la “concordanza discordante” diventa un concetto chiave nella pratica della Medicina Narrativa, poiché aiuta a comprendere come l’identità del paziente sia influenzata dagli eventi imprevedibili della malattia e come il racconto personale possa fungere da ponte tra stabilità e cambiamento nell’identità personale.
Come si integra la comprensione del paziente nell’arco ermeneutico tra spiegazione e comprensione in medicina?
La Medicina Narrativa, basandosi sull’arco ermeneutico tra spiegazione e comprensione, permette di costruire una relazione di cura autentica. La spiegazione, tipica del linguaggio medico-scientifico, e la comprensione, che si focalizza sul vissuto del paziente, non sono dimensioni contrapposte, ma due momenti essenziali di un processo di conoscenza che si realizza nel dialogo e nella relazione.
La comprensione è preliminare alla spiegazione e si fonda sull’ethos umanitario del medico, ossia sulla sua disposizione a prendersi cura della persona che soffre. Comprendere l’agenda del paziente, le sue idee, aspettative ed emozioni, è fondamentale per instaurare una comunicazione efficace e proporre una terapia che tenga conto della sua individualità. La spiegazione arricchisce la comprensione del paziente, fornendogli gli strumenti per dare un senso alla propria esperienza di malattia e per affrontare il percorso di cura.
Perché è essenziale focalizzarsi sul “chi” della persona nella pratica medica?
Spesso, nella pratica medica, l’attenzione del medico è rivolta al “che cosa”—cioè all’entità della malattia che ha colpito il paziente. Questo approccio si concentra sulle caratteristiche biologiche invariabili dell’individuo, mirando a identificare e trattare la condizione patologica specifica. Tuttavia, limitarsi alle categorie oggettive del “che cosa”, che si riferiscono alla sostanza invariabile dell’identità del soggetto malato che “ha” una determinata malattia con precise caratteristiche biologiche, non può essere l’unico interesse del medico.
È fondamentale che il medico si chieda anche “chi è” il paziente. Focalizzarsi sul “chi” significa riconoscere che, oltre alla malattia, il paziente è una persona con una propria identità narrativa, fatta di esperienze, valori, aspirazioni e relazioni. La malattia può rappresentare un evento imprevedibile che interrompe la continuità dell’esistenza, influenzando profondamente l’identità personale. Ascoltare e comprendere il “chi” permette al medico di andare oltre l’aspetto puramente biologico, integrando nella cura la dimensione personale e soggettiva del paziente.
In questo modo, il medico non si limita a trattare la malattia, ma si prende cura della persona nella sua interezza. Questa attenzione al “chi” consente di personalizzare l’approccio terapeutico, riconoscendo il paziente come un individuo unico. Inoltre, facilita il processo attraverso il quale il paziente può rielaborare la propria identità narrativa, mediando tra stabilità e cambiamento, e affrontando la malattia non solo come un’alterazione biologica, ma come parte integrante della propria storia di vita.
Conclusione
Siamo giunti al termine del nostro percorso di avvicinamento alla concezione di Identità Narrativa. Dall’analisi dei testi del filosofo francese Paul Ricoeur emerge una visione dell’identità personale come un processo dinamico, in cui la narrazione svolge un ruolo chiave nel connettere le diverse dimensioni dell’essere umano.
Si delinea un sé narrativo in continua evoluzione, la cui identità è minacciata dalle vicissitudini che possono accadere nel tempo. Eppure, il sé narrativo può rivendicare la permanenza della propria identità senza dover ricorrere alla sostanza del DNA o alle componenti immutabili del carattere. Questa permanenza si realizza grazie alla possibilità di formulare promesse e mantenerle nel tempo, nonostante il cambiamento.
La fedeltà alla promessa conduce così alla dimensione etica del sé, rivelando sia la differenza qualitativa tra idem e ipse.
Nella dimensione etica dell’ipseità, il sé riconosce la propria vulnerabilità e la necessità del riconoscimento reciproco per costruire e comprendere la propria identità. L’identità narrativa funge da mediatore tra l’idem e l’ipse, permettendo al soggetto di navigare tra la continuità e il cambiamento, il riconoscimento e la responsabilità etica verso gli altri.
Speriamo di essere riusciti nell’intento di chiarire il concetto di identità narrativa. Ci piacerebbe conoscere le vostre opinioni al riguardo.
Bibliografia di approfondimento:
testi utilizzati di Paul Ricoeur nell’articolo per la concezione di identità narrativa
Ricoeur P., Temps et récit (3 voll., 1983-85; trad. it. 1986-88 Tempo e Racconto, Jaca Book, Milano. Ricoeur P., Soi-même comme un autre (1990; trad. it. Sé come un altro, (1992), Jaca Book, Milano.
Ricoeur P, Narrative Identity, In Wood D. (ed) On Paul Ricoeur narrative and interpretation,(1991) Routledge, pp. 188-199.
Per l’identità narrativa in chiave filosofica e psicoanalitica
Busaccchi V., Martini G., L’identità in questione, (2020), Jaca Book,Milano, pp. 179-212.
Busacchi V., Identità narrativa, in Marinelli M. Dizionario di Medicina Narrativa, parole e pratiche (2022), Scholè Brescia, pp 229-234.
Per una lettura dell’identità narrativa in Medicina
Marinelli, M. (2021). Medicina narrativa e identità personale, alla ricerca di un rapporto orientato verso la persona. In Paul Ricœur: Narrative Identity between Hermeneutics and Psychoanalysis Babelonline, pp. 217-230.
Marinelli, M. (2021). La medicina narrativa, pratica comunicativa che orienta la cura verso la persona. Medicina e Morale, 70(1), 55-71.
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Note biografiche
Paul Ricoeur
Paul Ricoeur (1913-2005) è stato un importante filosofo francese, noto per il suo contributo alla fenomenologia, all’ermeneutica e alla filosofia morale. Ricoeur ha esplorato i temi dell’identità, della memoria, del tempo e del male, sviluppando un approccio che unisce l’interpretazione dei testi e delle azioni umane con una riflessione etica. La sua opera, influenzata da pensatori come Edmund Husserl e Martin Heidegger, mira a una “filosofia della volontà” che riconosce il ruolo della soggettività e dell’esperienza nella costruzione del senso.
Tra le sue opere principali vi sono “La metafora viva” (1975), dove indaga il ruolo creativo del linguaggio, “Tempo e racconto” (1983-1985), una trilogia che esamina il rapporto tra narrazione e esperienza temporale, e “Soi-même comme un autre” (1990), che affronta il tema dell’identità personale e della costruzione del sé. Ricoeur ha anche analizzato la dimensione politica e sociale del male, specie in “La memoria, la storia, l’oblio” (2000), sottolineando la complessità dei rapporti tra memoria collettiva, storia e dimenticanza.
La sua filosofia, caratterizzata da un profondo impegno etico e dialogico, ha influenzato vari ambiti, dalla teologia alla critica letteraria, ed è apprezzata per il suo approccio interdisciplinare e la sua apertura alla complessità dell’esperienza umana.
Opere principali:
Karl Jaspers et la philosophie de l’existence (1947, in collab. con M. Dufrenne),
Philosophie de la volonté (I: Le volontaire et l’involontaire, 1950, trad it Il volontario e l’invvolontario, (2022) Morcelliana Brescia.; II: Finitude et culpabilité, 1960; trad. it. Finitudine e colpa, 2021 Morcelliana Brescia.
De l’interprétation: essai sur Freud (1965; trad. it. Dell’Interpretazione, saggio su Freud, Il Melangolo 1991.
Le conflit des interprétations (1969; trad. it. 1977),
La métaphore vive (1975; trad. it. 1981),
Temps et récit (3 voll., 1983-85; trad. it. 1986-88 Tempo e Racconto, Jaca Book, Milano.
Soi-même comme un autre (1990; trad. it. 1992 Sé come un altro, Jaca Book, Milano. ).